I FONDI E I FINANZIAMENTI EUROPEI

Quando si parla di finanziamenti europei, può spesso essere difficile capire il loro funzionamento e il loro settore di applicazione. La grande gamma di strumenti di finanziamento esistenti, la loro diversità e allo stesso tempo somiglianza può creare confusione ad un utente inesperto. È dunque fondamentale capire la struttura di queste importanti opportunità che l’Unione europea offre ai propri cittadini, alle proprie imprese e agli enti pubblici e privati. Termini come strumenti finanziari, inviti a presentare proposte, appalti pubblici, gare di appalto, finanziamenti agevolati e garanzie sono parte di un linguaggio tecnico da addetti ai lavori. Per iniziare ad approcciare questo mondo occorre dunque fare una prima fondamentale distinzione: quella tra fondi diretti, fondi indiretti e strumenti finanziari.

I fondi diretti

I fondi diretti sono contributi gestiti direttamente dalla Commissione europea o da Agenzie da essa delegate. I contributi devono essere integrati con fondi propri dai beneficiari e sono utilizzati per la realizzazione di svariate tipologie di progetti, dalle attività di ricerca di un’impresa all’organizzazione di conferenze e seminari. Solitamente i progetti vengono finanziati attraverso cofinanziamenti assegnati direttamente ai partecipanti tramite la partecipazione a bandi di gara (inviti a presentare proposte) o gare di appalto indetti dalla Commissione europea o da agenzie esecutive.

Più nel dettaglio le due procedure di assegnazione principali, sovvenzioni e gare di appalto prevedono modalità distinte per la loro assegnazione:

  • Le sovvenzioni (grants), ovvero cofinanziamenti a carattere tematico (es: ricerca, educazione, ambiente, innovazione, imprese, ecc.) assegnati a progetti europei le cui candidature sono presentate a seguito d’inviti a presentare proposte (call for proposals) della Commissione europea e dalle agenzie esecutive responsabili. Gli inviti a presentare proposte, o più semplicemente bandi, vengono pubblicati periodicamente nell’ambito dei Programmi tematici pluriennali dell’UE. Ogni invito a presentare proposte prevede poi delle differenti modalità di partecipazione e finanziamento, che variano a seconda del progetto tematico comunitario corrispondente. La sovvenzione, solitamente a fondo perduto, copre una percentuale dei costi ammissibili di ciascun progetto che varia mediamente tra il 50% e l’80%. Il cofinanziamento deve essere integrato quindi con risorse proprie del beneficiario;
  • Le gare d’appalto (contracts) invece sono finalizzate all’acquisto di beni, servizi o opere da parte della Commissione europea. I fondi sono erogati nell’ambito di bandi di gara (call for tenders) pubblicati periodicamente, solitamente sul portale “TED europa” della Commissione europea, e coprono il 100% del valore del servizio, fornitura o lavoro prestato comprensivo dell’utile d’impresa.

Per permettere una maggior comprensione delle logiche dei finanziamenti europei, riteniamo utile descrivere rapidamente il modus operandi della Commissione europea. Essa stanzia tutti i finanziamenti in conformità con gli obiettivi raccolti in una strategia a lungo termine (oggi Europa 2020) e declinati in piani settennali di programmazione (2014-2020). In base a questi piani, ogni Direzione Generale presenta, su base annuale o triennale, dei piani denominati “Work Programme” in cui vengono identificati gli obiettivi strategici e le metodologie (finanziamenti) previste per raggiungerli, in linea con la strategia generale. Ogni progetto dovrà dunque rispondere agli obiettivi delineati nel work programme. Ogni programma di finanziamento che troverete in questa guida è il frutto di questa procedura di declinazione degli obiettivi, ed è perciò necessario comprendere a fondo la struttura del singolo bando di finanziamento per poter rispondere in maniera appropriata alla “call for proposal” (bando) o al “tender” (appalto) di interesse. Per un’approfondita comprensione del complesso sistema rimandiamo a maggiori approfondimenti che CBE potrà fornire a richiesta.

Gli strumenti finanziari

Gli strumenti finanziari sono finalizzati a supportare gli investimenti delle imprese. Essi assumono diverse forme (prestiti, garanzie, ecc.) e sono per la maggior parte disponibili solo per via indiretta. Molti di questi strumenti sono gestiti dalla Banca europea per gli investimenti (BEI) e dal Fondo europeo per gli investimenti (FEI) e sono erogati ai soggetti beneficiari e alle imprese attraverso degli intermediari finanziari accreditati (banche, istituti finanziari, società di leasing ecc.). Il fine di questi strumenti è di aiutare le imprese a cui serve capitale per avviarsi, espandersi e far crescere il proprio business.

I fondi indiretti

I finanziamenti indiretti sono quei fondi non gestiti direttamente dall’Unione europea, ma dagli Stati membri e dai rispettivi enti interconnessi o sussidiari come le autorità nazionali, regionali o locali. Questi ultimi svolgono una funzione di mediazione rispetto alla Commissione europea, provvedendo direttamente a programmare gli interventi, emanare i bandi e gestire le risorse comunitarie. Gli obiettivi e le risorse necessarie a raggiungerli vengono definiti di concerto con la Commissione Europea, sulla base di una proposta di programmazione da parte dell’ente delegato. Spesso questi fondi sono integrati da risorse nazionali e regionali allo scopo di attuare il principio di coesione economica e sociale all’interno dei Paesi membri della Comunità. Riguardo l’assegnazione di tali fondi, la Commissione europea definisce le linee guida generali e le macro priorità per gestire i fondi indiretti, dalle quali i vari Stati membri elaborano un Quadro Strategico Nazionale (QSN). A livello operativo, vengono poi concordati dei Programmi Operativi Nazionali e Regionali (PON e POR), che contengono le priorità di finanziamento per ciascun obiettivo e ciascun fondo di finanziamento. Le Regioni hanno potere decisionale sulla pubblicazione dei bandi e altre azioni, nonché sull’assegnazione finale dei fondi, a seconda della situazione e delle priorità individuate.

L’obiettivo della politica di coesione e dei fondi strutturali è quello di ridurre la disparità tra le regioni europee in termini di ricchezza, benessere, competitività e cooperazione transfrontaliera. Vorremo ricordare che questa guida non tratta i fondi indiretti, che sono appunto gestiti dalle varie regioni italiane, ma si focalizza sui fondi diretti cui le imprese e gli enti interessati possono fare richiesta direttamente alla Commissione europea o alle sue agenzie responsabili. Per maggiori informazioni sui fondi indiretti si prega di fare riferimento alle autorità regionali competenti.

Con un accordo definitivo approvato il 7 novembre 2013 dalla Commissione per lo sviluppo regionale, è stato approvato il pacchetto legislativo relativo al nuovo regolamento unico (Regolamento CE 1303/2013) che stabilisce le norme comuni per il Fondo di sviluppo regionale (FESR), il Fondo sociale europeo (FSE), il Fondo di coesione, il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale e il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca. Un corpus unico di regole disciplina dunque i cinque fondi strutturali e d’investimento (ESIF) dell’UE:

  • Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR);
  • Fondo sociale europeo (FES);
  • Fondo di coesione (FC);
  • Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR);
  • Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP).

Tutte le regioni dell’Unione europea possono beneficiare dei fondi FESR e FSE, FEASR e FEAMP mentre solo le regioni in ritardo di sviluppo possono ricevere il sostegno del Fondo di coesione (l’Italia non è compresa).

Più nel dettaglio i fondi strutturali sono così organizzati:

FESR – Fondo europeo di sviluppo regionale: ha l’obiettivo di supportare le regioni in ritardo di sviluppo e quelle in declino industriale per ridurre gli squilibri fra le regioni europee. Finanzia principalmente gli investimenti produttivi che rendono possibile la creazione di occupazione e di infrastrutture, le iniziative di sviluppo locale e le attività delle piccole e medie imprese.

FSE Fondo sociale europeo: è finalizzato allo sviluppo dell’Unione europea, ovvero ad una progressiva riduzione delle disparità esistenti tra i cittadini delle diverse regioni dell’Unione europea. Il FSE investe nello sviluppo delle risorse umane e promuove la parità tra uomini e donne, per sostenere la strategia europea per l’occupazione. Il fondo investe anche sulla coesione economica e sociale, attraverso l’istruzione e la formazione, e sul miglioramento della capacità istituzionale e dell’efficienza della Pubblica amministrazione.

FC – Fondo di Coesione: ha l’obiettivo di rafforzare la coesione economica e sociale dell’Unione europea assistendo gli Stati membri con un reddito nazionale lordo (RNL) pro capite inferiore al 90% della media. I suoi obiettivi sono la riduzione delle disparità economiche e sociali e la promozione dello sviluppo sostenibile. Il fondo di coesione finanzia inoltre attività quali lo sviluppo di migliori reti trans europee di trasporto e la tutela dell’ambiente.

FEASR – Fondo Europeo Agricolo di Sviluppo Regionale: è lo strumento di finanziamento della politica di sviluppo rurale per migliorare la competitività del settore agricolo e forestale, l’ambiente e la gestione dello spazio rurale, la qualità della vita e la diversificazione delle attività nelle zone rurali.

FEP Fondo Europeo per la Pesca: sostiene i pescatori nella transizione verso una pesca sostenibile, aiutando le comunità costiere a diversificare le loro economie, finanziando progetti che creano nuovi posti di lavoro e migliorando la qualità della vita nelle regioni costiere europee.

La politica regionale dell’Unione europea (UE) assorbe la quota più grande del bilancio dell’UE per il 2014-2020 (351,8 miliardi di euro su un totale di 1082 miliardi di euro) ed è pertanto il principale strumento d’investimento dell’Unione. Un terzo del bilancio dell’UE sarà dunque investito negli Stati membri per promuovere lo sviluppo regionale, con una forte attenzione al lavoro, all’efficienza energetica, alla ricerca e all’innovazione. Nel periodo 2014-2020 l’Italia riceverà complessivamente circa 32,2 miliardi di EUR (al valore attuale) provenienti dai fondi della politica di coesione:

  • 22,2 miliardi di euro sono destinati alle regioni meno sviluppate (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia);
  • 1,3 miliardi di euro sono destinati alle regioni in transizione (Sardegna, Abruzzo e Molise);
  • 7,6 miliardi di euro sono destinati alle regioni più sviluppate (Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto, Provincia di Bolzano, Provincia di Trento, Friuli Venezia-Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria e Lazio);
  • 1,1 miliardi di euro sono destinati alla Cooperazione territoriale europea;
  • 567,5 milioni di euro sono destinati all’Iniziativa a favore dell’occupazione giovanile;
  • Degli importi indicati, il FSE coprirà almeno 10,5 miliardi di euro, per tenere conto delle specifiche sfide che il paese deve affrontare nelle aree interessate dal FSE.
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